San Valentino si avvicina. E che c’entra con Faedesfa No Profit, direte voi. L’educazione all’amore, al volersi bene, al rispetto dell’altro sono temi sempre al centro della nostra Associazione. A parlare di sessualità sul fronte adolescenziale ci aiuta ancora una volta il dottor Achille Ferrari, amico di Faedesfa, psicologo e piscoterapeuta.

Prima di addentrarci nell’argomento difficile ma indispensabile sull’educazione del figlio per aiutarlo a far fronte a questo mondo in cui solitamente il più esperto è il figlio, voglio fare un accenno alla sessualità  sul web. Sempre da “Pericolo Smartphone” annotiamo: “I ragazzi di oggi, diversamente dalle generazioni precedenti, non devono solo imparare a distinguere tra sesso e amore, ma anche tra sesso e pornografia.La pornografizzazione della società via internet è un fenomeno evidente. La maggior parte dei teenager (75%) fruisce abitualmente della pornografia online , sia in modo accidentale, sia volontario[…]”. Secondo una recente indagine, il 28% degli 11-18enni ritiene che la pornografia stia cambiando la loro mente e influenzando il modo in cui intendono le relazioni. Se le ragazzine pensano di dover essere seducenti per piacere ai ragazzi, i maschi sembrano affrontare sempre più la sessualità e i rapporti sessuali con grande ansia.

Un 12-13enne su cinque ritiene che guardare la pornografia sia del tutto normale, uno su dieci teme di sviluppare una forma di dipendenza , uno su cinque ha visto immagini pornografiche che l’hanno scioccato  e il 12% ha preso parte a un video pornografico. I  contenuti che girano sul web indicati a livello internazionale come seims (Sexual Explicit Internet Materials) presentano una visione della sessualità irrealistica, nella quale non sono citati i rischi, e che spesso è violenta e denigrante.[..] L’identità sessuale dei ragazzi è soggetta così a modelli distorti quando (l’adolescente) non è ancora pronto ad elaborarli. Non c’è mediazione tra il desiderio e la sua soddisfazione, perché in  internet c’è tutto e i contenuti sono di accesso facile ed immediato. Anche se inizialmente i giovanissimi si limitano a guardare film o video, va considerato che il consumo continuo di pornografia può portare alla totale mancanza di freni inibitori e alla brutalità o, al contrario, cosa non meno grave, al disturbo e all’inibizione”.

Ma si può intervenire?

Molte volte si dice, ed è sacrosanto, che i genitori devono essere presenze attive, ma come, cosa si intende? Si dice ed è altrettanto sacrosanto, che la Scuola ha un ruolo fondamentale, nell’educazione dell’adolescente, ma il come rimane molto nebuloso. Quando si parla con gli insegnanti il più delle volte si sente ripetere che in fondo il loro ruolo fondamentale è dare degli  insegnamenti, e che la prima e vera agenzia educativa rimane e rimarrà  sempre la famiglia. La famiglia d’altra parte si sente impotente, i figli li vedono il più delle volte alla sera al termine del lavoro, nel frattempo essi sono stati 5 ore a scuola, poi in mensa, oppure sono venuti a casa  di corsa per correre agli allenamenti di qualche sport per poi tornare verso le 17  a casa con i compiti da fare.

Dalla Famiglia alla Società

Il ragazzo parte dalla famiglia, ma nel suo percorso giornaliero, incontra la scuola per moltissime ore, incontra la società sportiva per più di qualche ora, poi ritorna a casa. Ogni agenzia si sente centrale e decide che tipo di responsabilità assumersi, e la scuola e lo sport si sentono non responsabili dell’educazione dei bambini che per poco o per tanto frequentano quel contesto e assumono conoscenze dirette e indirette di quell’ambiente. Ogni agenzia educativa  sembra  autoreferenziata per cui nella rappresentazione mentale di chi gestisce quell’ambiente difficilmente si sente di far parte di un contesto che interviene sul minore  o su un gruppo di minori.

Eventualmente se un ente di questi pensa di mettersi in relazione con altri che intervengono sullo stesso gruppo o sullo stesso minore, difficilmente è una relazione paritaria e inclusiva, il più delle volte è di controllo. Per cui la scuola attribuisce solo ed esclusivamente ai genitori la responsabilità dell’educazione, conseguentemente la responsabilità da un lato del non funzionamento del figlio, e dall’altro la colpa del genitore di non ascoltare. Così pure la Famiglia  difficilmente vede la Scuola come partner nell’educazione del figlio, piuttosto come colei che si permette di giudicare. Gli insegnanti molte volte sono visti intrusivi, mal sopportati, immaginati come coloro che devono trasmettere nozioni, piuttosto che partner nell’educazione. Poi il luogo dello sport è qualcosa di limbico in cui i genitori invece di vedere tale luogo come necessario per i propri figli al pari della scuola, lo vivono come qualcosa di sovrappiù che può essere eliminato qualora il figlio non funzioni a scuola, o come gratificazione per motivare il figlio. Visto in questo modo il luogo dello sport difficilmente diventa centro dell’attenzione del genitore per un percorso educativo.

Eppure sono questi luoghi che contribuiscono a creare il sé dell’individuo che prima di diventare un Sé integrato, si alimenta dei  feedback ricevuti nei luoghi di frequentazione.

Il rapporto Scuola-Famiglia

Nel testo “La comunicazione  docenti – genitori” ed. Franco Angeli,  Paola Dusi afferma:  “Un buon rapporto scuola-famiglia permette di offrire allo studente un percorso formativo migliore, lo aiuta a vivere  l’incontro tra due mondi in modo sereno. La professionalità dei docenti e la conoscenza che i genitori hanno del proprio figlio, insieme, possono dar luogo ad una partnership educativa efficace. ”Paola Cardinali e Laura Migliorini in Scuola e famiglia, costruire alleanze ed. Carrocci Faber, affermano: ”Bronfenbrenner, 1986…] evidenzia  come l’ambiente  sia costruito da una serie di sistemi interconnessi  di diversa complessità, che influenzano lo sviluppo sia nel caso in cui l’individuo sia direttamente coinvolto in essi, sia attraverso una azione indiretta.

L’accordo intersistemico tra famiglia e scuola viene individuato come un importante fattore di tutela della salute, nonché elemento chiave per il successo del percorso formativo dello studente. (….) Un ulteriore livello da tenere in considerazione è la numerosità dei rapporti che intercorrono tra i diversi sistemi coinvolti nella relazione; (…) Quando gli studenti mostrano difficoltà scolastiche o comportamentali a scuola o altrove è inefficace discutere se la “causa” sia a casa a scuola o altrove. Piuttosto appare utile identificare i fattori che contribuiscono ad incrementare o ridurre tale difficoltà, e come il legame di valutazione-intervento abiliti educatori e genitori a sostenere lo studente nel soddisfare le richieste del compito (Ysseldyke, Christenson, 2002)”.

Le agenzie educative in rete

Avviandomi alla conclusione voglio fare alcune riflessioni. Visto che i Social mettono l’individuo in una realtà virtuale dinamica  continua è necessario, se vogliamo aiutare nostro figlio, che le agenzie educative si mettano in rete e creino da un lato una realtà altrettanto dinamica con capacità di accudire e poi gestire il minore, prestando attenzione e ascoltandolo fin da subito mettendo in circolo i problemi e le soluzioni, solo così potremmo aiutarlo. Ho cercato di rappresentare una possibile visione alternativa alla solitudine delle famiglie e della scuola, se si riuscisse a creare solidarietà concordanza e fiducia reciproca sarebbe un passo avanti nell’accudimento e nell’educazione del minore. Poi in altro luogo si potrà  parlare degli interventi specifici.

Se sappiamo metter in rete tutte le agenzie educative di una comunità o meglio di quelle che il minore frequenta allora avremmo veramente un potere educativo importante e significativo.