Il dottor Achille Ferrari, psicologo e psicoterapeuta, amico di Faedesfa No-Profit, interviene sulla DAD (Didattica a distanza) e gli effetti che ha avuto sugli alunni. Ecco il suo prezioso intervento, ricco di esempi e storie che sicuramente abbiamo vissuto direttamente o indirettamente attraverso i punti di vista di amici e parenti, quando non addirittura in prima persona. Pubblichiamo di seguito la prima parte, immaginando di essere con lui attorno a un tavolo, magari davanti ad un buon caffè ad ascoltarlo. La seconda parte la pubblicheremo la prossima settimana.

“Mi hanno detto di scrivere sugli effetti del lockdown negli adolescenti, sugli effetti della scuola a distanza. Cos’è successo ai nostri figli, ai nostri nipoti? Un tempo così lungo di “scuola a distanza” cosa ha provocato? Senz’altro qualcosa deve essere successo! In tutti gli studenti? Indiscriminatamente?

Non ho a disposizione ricerche, molti ragionamenti sono stati fatti, molti ne ho sentiti, immagino pure che in qualche parte del mondo qualche approfondimento sia avvenuto. Tante sono le variabili che il sistema “Scuola” mette in gioco quali ad esempio, il tipo di organizzazione della singola scuola, il tipo di preparazione e l’età degli insegnanti, il contesto sociale dove è inserita la scuola, l’età, l’estrazione culturale, sociale, la famiglia degli alunni, senza dimenticare il genere di appartenenza e tantissime altre variabili  individuali non controllabili, ma altrettanto importanti. Tante ipotesi sono state fatte, si sono sentite idee originali e banali, riflessioni acute e banalizzazioni di problemi reali, da parte mia cercherò di dare il mio contributo in queste poche righe senza essere troppo banale.

Premessa: quando parliamo di “studenti”, non parliamo di un insieme uniforme, ma di individualità  con carattere, personalità  e capacità resilienti e di coping  (capacità di affronta una situazione, ndr) caratteristiche di ogni singolo individuo e quindi con proprie capacità di gestione delle difficoltà e conseguentemente delle emozioni. Premesso doverosamente ciò, cerchiamo di comprendere cosa può  avere significato questo lungo periodo di “eccezione” per i giovani studenti che hanno dovuto affrontare la vita scolastica e sociale senza vivere veramente né l’una né l’altra.

Immaginiamo Mario, ragazzo di prima superiore di un qualsiasi liceo a Marzo 2020  alle prese per la prima volta con la DAD. Mario è fortunato, ce l’ha il computer, ha la sua stanza, in casa sua c’è il Wi-Fi che funziona bene. Il primo giorno di scuola con la DAD, la immagina quasi come un giorno di vacanza. Alle otto deve aprire il computer, la prima lezione è di italiano. Mario pensa che l’insegnante non ce la farà ad usare bene lo strumento, troppo vecchia, ha 50 anni, farà confusione. Sorride solo nell’immaginare le scene in cui la prof. perderà tutta la sua sicurezza e per coprire l’imbarazzo se la prenderà con loro.

Infatti l’insegnante, prof.ssa Bonaconsi (nome di pura invenzione) quando inizia a spiegare la lezione, si mette ad urlare quasi a voler raggiungere gli studenti con la sua voce, così si sente tutto distorto, i ragazzi ridono, prendendola bonariamente in giro le dicono di non essere sordi e che ad ogni modo dovrebbe urlare un po’ di più se vuole che la voce arrivi nelle case senza l’ausilio dello strumento. Lei si vergogna un po’, ma  supera questo momento di impasse e ritrova il controllo della voce e di sé.

Mario si accorge che dopo 5 minuti non riesce più a seguire, la prof. è monotona, nessuno interviene, si accorge che sta pensando ad altro, si guarda in giro…Che sonno, le palpebre si appesantiscono…Si sveglia solo quando la professoressa si accorge improvvisamente che manca Mirco, anche Antonio e che Francesco appare e scompare: sempre uguale Francesco non è mai come gli altri. La prof. domanda retoricamente come mai due persone manchino, proprio loro quelli più in difficoltà, nessuno risponde, non si sono visti fra loro i ragazzi, abitano in paesi diversi. Non sanno cosa rispondere. La prof. Bonaconsi, un po’ spazientita, chiede a Francesco cosa stia facendo, se sta giocando, Francesco spiega che non sa, a volte la linea c’è, a volte non c’è. La Bonaconsi gli domanda con la voce un po’ tirata, segno che la pazienza ormai se ne sta andando, se non lo faccia volutamente. Lui neanche risponde, ora sembra scomparso in maniera definitiva.

Non vado oltre con questo racconto-metafora usato per semplificare ed evidenziare alcuni dei problemi nati con la “Scuola a distanza”.

In primo luogo non c’è più il luogo classe, luogo non solo fisico, ma mentale, emozionale. Il luogo fisico-aula è fondamentale, è dove si strutturano relazioni, conoscenze, vicinanze e distanze, una unità di luogo e di tempo in cui insegnante e studenti intrecciano la loro vita, costruendo così un modo di essere, di rappresentarsi e di rapportarsi. Non solo quindi la crescita individuale, ma anche la capacità di riconoscersi nel gruppo con tutte le dinamiche emozionali e cognitive che il gruppo prevede. Gli alunni sentono di far parte, di appartenere a quella classe e in quella si riconoscono, quando saranno in quinta il più delle volte aggiungeranno alla quinta anche la lettera che li identificherà: “Sono della VB” e lo saranno per sempre, per tutta la vita i compagni della “VB” rimarranno tali. Una parentela acquisita che rimarrà per sempre.

Il fatto che un ragazzino inizi la propria carriera scolastica senza vedersi di appartenere fisicamente, probabilmente vivrà la scuola con un senso di estraniazione, difficilmente uno schermo e una persona che parla può  sostituire uno spazio-tempo definito, naturale quindi che non si senta fino in fondo “studente”. Credo che le informazioni che si ricevono a scuola assumano un significato e un valore tanto più un ragazzo riesce a sentirsi dentro il ruolo di studente nel quale si riconosce ed è riconosciuto. L’incontro tra conoscenza e consapevolezza del proprio ruolo permette all’identità di “studente” di consolidarsi sempre più, aiutando così l’alunno ad avere un rapporto positivo con la Scuola e di conseguenza con “la conoscenza”, ciò potrà facilitare la crescita personale accrescendo sempre più  la fiducia nelle proprie possibilità.

Se quella appena descritta può essere una delle difficoltà della Scuola a Distanza, forse non è neppure la più importante”.

Fine prima parte.